Vino al Vino ’19: le ragioni di un progetto vincente

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Articolo a cura di Saula Giusto

Per un viaggiatore, arrivare a Panzano significa stupore, meraviglia, inizio di un’esperienza che rimarrà impressa nel cuore e che ti spingerà a tornare.

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Quando ben 25 anni fa i produttori de l’Unione Viticoltori di Panzano, contemporaneamente alla nascita dell’associazione, ebbero l’idea di creare l’appuntamento annuale Vino al Vino, non avrebbero mai pensato di poter creare tale “effetto collaterale” nei visitatori, arrivati un po’ da tutto il mondo.

Vino al Vino è stata un’ulteriore occasione per creare, tra i partecipanti all’evento e Panzano, un rapporto non solo legato alla ricerca ed al consumo di ottimi prodotti enogastronomici e da una capacità ricettiva di qualità, ma anche un legame emozionale e di affezione con questo magnifico territorio.

Come è d’altronde possibile non innamorarsi di questo luogo incantato, a cui in primis la natura ha donato qualità irripetibili, che l’opera umana ha trasformato in capolavori?

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Panzano è un piccolo borgo nel comune di Greve in Chianti, posto sulla cima di una dolce collina, lungo la via Chiantigiana che attraversa il cuore del Chianti Classico e che si affaccia sulla Conca d’Oro, zona storica per la viticoltura e da sempre vocata alla produzione d’eccellenza.

In questa zona la gran parte dei vigneti è posta ad un’altezza compresa tra i 350 e 700 metri, una collocazione ideale per il Sangiovese. Ma in particolare, qual è il segreto della grande qualità e conseguente notorietà dei vini di Panzano e della Conca D’Oro? La composizione del terreno è una delle ragioni di tale qualità, in cui si rileva una preziosa presenza mista di galestro ed alberese (mentre nelle altre zone del Classico prevale o l’uno o l’altro), tipologie di roccia che regalano ai vini eleganza e caratteristiche distintive uniche. La situazione pedoclimatica e la presenza di una ventilazione costante, che garantisce salubrità alle uve, è una seconda ragione. La combinazione di suolo, altitudine ed esposizione rendono dunque la Conca d’Oro un terroir privilegiato e se volessimo classificare, in stile francese, le sottozone del Chianti Classico, la Conca d’Oro sarebbe sicuramente classificata come Grand Cru. Non a caso, la maggior parte dei viticoltori dell’Unione (e non solo) pensano che Panzano, per la sua particolarità, meriti il riconoscimento ufficiale di sottozona.

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Ne consegue che i vini prodotti in questo territorio, in particolare i Chianti, presentano caratteristiche uniche ed irripetibili: sono dotati di notevole struttura, sono particolarmente longevi e, a seconda delle annate e delle microzone, risultano anche più austeri, ma sempre estremamente fini.

In questi vini, in particolare, nel loro stadio evolutivo iniziale, la prevalenza delle cosiddette “componenti gustative dure”, specie in alcune annate, è dunque un tratto distintivo, così come la loro incredibile capacità d’invecchiamento. L’altra fondamentale caratteristica è il complesso carattere minerale ed il sentore quasi “di terra” che li delinea, a cui si accompagnano eleganti e nette note floreali di viola e rosa, più marcati sul versante di Greve.

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Questi vini sono inoltre prodotti per il 90% in regime biologico e, in alcuni casi, anche biodinamico, grazie alla determinazione proprio dei produttori dell’Unione Viticoltori di Panzano che, sin dalla fondazione dell’associazione, hanno fortemente voluto e lavorato insieme per creare, in questa zona, la più grande vigna bio di tutto il Chianti Classico e, di fatto, il primo “bio-distretto” vitivinicolo d’Italia.

Un appeal ulteriore a questo territorio, inoltre, viene sicuramente garantito dalla bellezza impareggiabile del luogo: Panzano sorge in cima ad una collina baciata dal sole, circondata da tutte le aziende e da tutti i filari dei vigneti che appartengono a questa frazione e che fanno capo al borgo come una corona, in un connubio di rara bellezza e produzione d’eccellenza.

In ogni abitazione di Panzano, in ogni casolare, villa e singola costruzione che ne fa parte, le finestre si trasformano in quadri che rapiscono lo sguardo e, al loro esterno, gli scorci di panorama percepiti realizzano cartoline di una delle terre più belle del mondo, che restano impresse nei ricordi in modo indelebile.

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Non ci sorprende dunque scoprire che chiunque sia approdato in questi luoghi incantati in occasione di Vino al Vino, o grazie ad un Tour della Toscana che prevede il Chianti Classico come tappa obbligata, o per soggiornare in vacanza in bellissime strutture circondate da una bellissima campagna, o semplicemente per assaggiare un’enogastronomia d’eccellenza, rimane folgorato da questa terra e vi ritorna, inesorabilmente, ogni anno.

Ci sorprende un pochino, invece, la provenienza dei visitatori di Panzano, che poi diventano abituali: dal Canada alla Germania, dall’Australia alla Russia, alla Francia, agli Stati Uniti. Non c’è praticamente continente al mondo da cui non partano i viaggiatori per approdare qui; senza contare l’ovvio turismo nostrano.

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Per testimoniare tale affezione e tali ritorni, che si sono ripetuti nel corso degli anni, vi presentiamo le interviste che Chiara Giannotti ha effettuato durante Vino al Vino:

A Tero Lunnella, dalla Finlandia, che oltre ad essersi innamorato di Panzano, ne importa i vini nei paesi scandinavi, per Travia Wines, con grande zelo e convinzione.

A Craig Thompson, un australiano doc molto entusiasta, che da 10 anni qui ritorna, vi resta per mesi, esporta una gran quantità di vini nel suo paese ed ha talmente legato con i produttori da essere addirittura coinvolto attivamente presso Vino al Vino, tanto che lo potete trovare nello stand di un produttore a versare nei calici!

A Ralf Kahman, un altro affezionato visitatore dalla Germania, in particolare da una zona ad alta vocazione vitivinicola, che “tradisce”, in senso ovviamente metaforico, la sua patria prediligendo i vini di Panzano e ritornando qui tutti gli anni.

Per ultima, ma non per importanza, è stata intervistata l’austriaca Nina da Salisburgo, per la quale è talmente forte la passione per Panzano, che l’ha spinta addirittura a creare un blog ed i propri profili social con il nome “Nina in Chianti”! A detta di tanti produttori Nina, oltre ad essere un’appassionata che torna tutti gli anni ed essere molto competente relativamente al mondo del vino, è anche considerata una delle maggiori esperte di Chianti e di Sangiovese prodotti in questa zona.

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Ci sorprende rilevare come, in fondo, questa moltitudine “globalizzata” di persone appassionate di questo territorio, sia una sorta di specchio di coloro che qui producono vino: l’Unione Viticoltori di Panzano è infatti composta da una sorta di mosaico umano dalla provenienza e dalle origini più disparate. Ci sono aziende storiche, presenti qui da centinaia di anni, condotte da titolari diventati iconici nel mondo del vino; aziende create da chi è arrivato qui da altre regioni italiane perché innamorato di queste terre. Si può rilevare anche la presenza di un buon numero di cantine creato da stranieri provenienti da varie parti del mondo, dalla Germania, agli Stati Uniti, all’Olanda. Una buona componente è infine costituita da produttori nati e cresciuti qui, i cui padri con gran sacrificio hanno affrancato il podere dal regime di mezzadria, vigente fino al dopoguerra, o che hanno deciso di trasformare la vigna di famiglia, in cui si produceva vino solo per uso domestico, in azienda vera e propria.

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Quello che rende questa unione così eterogenea, unica e da prendere ad esempio, è il senso di solidarietà, di intenti e fini comuni che la contraddistingue. I viticoltori di Panzano, da oltre un ventennio operano e agiscono insieme per valorizzare la loro terra per ottenere eccellenza, nel pieno rispetto di questo impagabile territorio.

Un obiettivo raggiunto pienamente.

Ammirevoli due iniziative dell’Unione, che quest’anno hanno aggiunto ulteriore valore alla manifestazione Vino al Vino: la prima, più goliardica e leggera, è stata quella di offrire, sabato 14/9 sera, i vini dei viticoltori associati a tutti gli abitanti di Panzano, per ringraziali dell’ospitalità offerta all’evento ed ai suoi numerosi visitatori. La seconda iniziativa, molto lodevole e di grande valore sociale, è stata quella di devolvere, per l’ennesimo anno, tutti i proventi dell’evento alla scuola elementare del paese, al fine di realizzare progetti didattici da offrire agli scolari.

Due motivi in più per partecipare numerosi al prossimo Vino al Vino 2020!

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