Tenuta Moriniello una famiglia ed il suo sogno

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Articolo a cura di Saula Giusto

Qualche settimana fa ho visitato La bella Tenuta Moriniello, inserendo quest’appuntamento di passaggio, nel corso di un viaggio di lavoro verso Panzano e la Conca D’Oro.

Ho ritagliato con piacere qualche ora di una giornata molto impegnata, spinta dal travolgente entusiasmo di Beniamino Moriniello, l’imprenditore che ha realizzato il sogno dei due giovani figli, i titolari della Tenuta Tania e Luigi.

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Ho subito confessato a Beniamino di non conoscere molto Montaione e tutta la zona vitivinicola che la circonda poiché, come per la maggior parte di viaggiatori ed appassionati di vino, la mia attenzione è sempre stata attratta da località più note ed in voga della Toscana.

Tania Moriniello, Saula Giusto e Beniamino Moriniello

Tania Moriniello, Saula Giusto e Beniamino Moriniello

Posso ora testimoniare che la limitata conoscenza di questo territorio è insensata: Montaione è un delizioso piccolo borgo medievale che fa parte del club “I Borghi Più Belli D’Italia”, ricco di storia e fascino antico, arroccato su una dolce collina che domina la Valdelsa fiorentina e che regala al visitatore una vista rilassante fatta di verdi filari d’uva ed alberi d’ulivo, immersi in una tersa atmosfera che gode di un clima mite.

A pochi chilometri si possono raggiungere mete di grande interesse storico, artistico o semplicemente turistico: a due passi c’è ad esempio Gambassi Terme, conosciuta soprattutto già dagli Etruschi per le acque termali della sorgente di “Pillo” ed Il Convento di San Vivaldo; a qualche minuto di macchina si trova Volterra, San Giminiano, San Miniato, numerosi antichi castelli (Castefalfi, Castello di Vignale, di Collegalli, di Figline, ecc.) ed altri beni e borghi storici di grande valore.

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Questa zona offre, inoltre, prodotti enogastronomici di nicchia ed alta qualità (perfino un ottimo tartufo bianco), che si differenziano dal resto della produzione toscana, con caratteristiche peculiari che rispecchiano bene un territorio unico; senza parlare delle strutture ricettive che si possono trovare per tutti i gusti e tutte le tasche e che garantiscono un soggiorno da ricordare.

Un altro requisito impagabile di questo territorio, che la rende particolarmente “appetibile” per un viaggiatore, anche rispetto a mete turistiche Toscane più gettonate, è la sua collocazione geografica e le infrastrutture di cui gode: si trova nel cuore della Toscana, al centro di un ideale triangolo tra Firenze, Siena e Pisa, in un’area facilmente raggiungibile, grazie ad una ampia rete di strade, autostrade e ferrovie e alla vicinanza ai principali aeroporti della Toscana.

A Montaione è presente, sin dai tempi antichi, una produzione vitivinicola molto interessante, che offre vini dalla grande struttura, ottenuti da vitigni autoctoni (Sangiovese e Trebbiano, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia, Vermentino) ed internazionali (Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc, Petit Verdot, Syrah, Chardonnay, Sauvignon). Tale antica produzione è frutto di situazione pedoclimatica, geografica e geologica di indubbia vocazione: Montaione è sito a circa 373 metri sul livello del mare, gode di un clima più caldo e temperato rispetto a zone del Chianti più interne della Toscana, sempre ventilato; presenta un terreno misto e stratificato, ricco di argille azzurre e gialle, sabbie fluviali ed incursioni minerali vulcaniche, che favoriscono la creazione di vini strutturati e complessi.

Venendo alla Tenuta Moriniello, prima di approdarvi fisicamente, ho conosciuto questa bella cantina grazie al racconto ispirato ed al trasporto di Beniamino Moriniello, un imprenditore campano, appassionato di vino e di questi luoghi da lungo tempo che, per realizzare un sogno in parte proprio, ha deciso di investire a Montaione, rilevando una precedente azienda, rinnovandola e ristrutturandola, per donarla in gestione ai propri figli. La “spinta” emozionale, determinante nel realizzare questa impresa, era partita, in realtà, soprattutto dalla figlia di Beniamino Tania, una giovane donna bella e dotata, laureata in ingegneria, che nonostante la giovane età aveva già raggiunto ottimi traguardi professionali. Portata in vacanza sin da piccola a Montaione, Tania si è innamorata di questi luoghi e di questi vini e ha iniziato a maturare il desiderio ed il sogno di produrre vino, volontà che il padre Beniamino non poteva non accogliere, data la grande stima che nutre nei confronti della figlia.

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Tutta la famiglia ha preso a gran cuore la cantina ed il territorio che la circonda, con indubbi risultati qualitativi.

La proprietà si estende per circa 40 ettari, tutti biologici, di cui 20 a vigneti e 5 ad uliveti. I restanti 15 ettari si presteranno, in futuro, alla nascita di nuovi impianti. I vitigni autoctoni coltivati, sangiovese, canaiolo, ciliegiolo e colorino (come nella migliore tradizione del Chianti), sono affiancati dagli alloctoni  cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, petit verdot, syrah, sauvignon blanc e gewurztraminer, Le viti si trovano a differenti altitudini, dai 250 ai 600 m s.l.m. e, grazie favorevoli escursioni termiche, creano nei vini aromi ricchi e intensi.
Il precedente proprietario”, al fine di creare un modello di rispetto della natura nel territorio, aveva adottato nel 1999 il ”Disciplinare per la Certificazione Biologica, che poi è stata ottenuta nel 2002. Oltre al vino, Tenuta Moriniello produce anche un olio e.v.o. di qualità, creato con un blend delle tipiche cultivar di zona.

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L’azienda è dotata di una bella sala di degustazione, pronta ad accogliere anche numerosi visitatori, appena ristrutturata con molto gusto ed in cui le grandi finestre, affacciate ad arte sui vigneti, regalano un meraviglioso panorama.

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Sono stata accolta con calore e simpatia da Beniamino e Tania, quasi fossimo amici di vecchia data, in una bella giornata mite ed assolata, situazione perfetta per apprezzare ancor di più la bellezza della loro azienda.

Padre e figlia mi hanno raccontato, con un filo di emozione, la loro storia ed il loro colpo di fulmine per Montaione ed i suoi vini, facendomi percepire appieno con quanta passione hanno intrapreso questa grande e tutto sommato recente avventura.

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Gli ottimi risultati raggiunti me li hanno invece raccontati i loro vini, di cui vi riporto i miei appunti di degustazione.

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Le Fate Furbe 2018

Uve: Sauvignon Blanc in prevalenza ed una piccola quantità di Gewrztraminer (l’unico coltivato in zona); dopo la fermentazione alcolica a temperatura controllata, il vino fa una macerazione sulle proprie fecce fini per un periodo di almeno 6 mesi prima di essere imbottigliato.

Giallo dorato carico e brillante; consistente. Al naso è estremamente intenso ed intrigante e dona un frutto pieno e maturo tropicale, di banana ed ananas, a cui si accompagna una fine salvia, un netto gelsomino ed un curioso finale di camomilla. Al palato il sorso è pieno, saporito, morbido ed appagante. Lascia una bocca pulita e buona, dal finale lungo. Dai sentori curiosi e fuori dal comune; un vino che “spiazza”.

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DOCG Chianti La Pieve 2016

Uve: è composto principalmente da Sangiovese, in aggiunta al canaiolo, ciliegiolo e colorino, nel rispetto della tradizione del Chianti di zona. La vinificazione avviene in vasche di cemento, il vino poi ha almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere venduto. Questo millesimo è stato prodotto dalla precedente conduzione.

Rosso rubino scuro, concentrato, unghia granato. Al naso è cupo, caldo, maturo e diffonde note di un frutto molto maturo e dolce, di amarena e ciliegia quasi in marmellata e sotto spirito, seguite da note speziate scure, di chiodo di garofano e noce moscata, su un finale di goudron e acciuga sotto sale. Al palato è morbido e caldo, sapido, vellutato, dal finale lungo. Un vino pronto e maturo, che si discosta dallo stile produttivo degli altri vini della tenuta, svelando la differente precedente gestione.

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DOCG Chianti Classico Riserva Fortebraccio 2015

Uve: viene prodotto dalle migliori uve sangiovese e merlot ottenute vigne più vecchie. La macerazione avviene in tini di cemento per un periodo di circa 20 giorni al fine di ottenere la migliore estrazione di colore e tannini. Il vino viene poi fatto riposare in barriques di rovere francese, per almeno 12 mesi. Ulteriori sei mesi di affinamento in bottiglia poi completano il ciclo prima che possa essere venduto.

Rosso rubino scuro, consistente. Al naso l’ho trovato delizioso: un valzer di roselline, smalto, ciliegia ancora integra, poi cioccolato amaro, e grafite, tutto pervaso di un gradevole soffio balsamico. Al palato inaspettatamente agile e croccante, sottile e fine, ma di corpo, estremamente rispondente, sapido e molto lungo. Mi è piaciuto davvero tanto: mi ha colpita per la sua eleganza e gioventù, nonostante il l’età.

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Rosso del Pievano 2013

Uve: il Supertuscan della tenuta, prodotto con un blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot. Vinificato in tini di cemento, viene fatto riposare per 12 mesi in barriques di rovere francese, per poi essere sottoposto ad almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere venduto.

Rosso molto scuro ed impenetrabile, concentrato. Naso intenso e cupo, tipico degli internazionali che lo compongono, in cui prevale la frutta di bosco a sorpresa ancora croccante, la speziatura scura, le note erbacee, il sottobosco, la grafite, il tabacco dolce. Al palato è estremamente equilibrato e bilanciato, dall’ottima struttura e dal tannino fine, rispondente e molto lungo. Prova superata per un Supertuscan nato e cresciuto in una zona non nota per questo tipo di vino.

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Il Gobbo Nero Syrah 2015

Uve 100% Syrah. Vinificato in tini di cemento, viene fatto riposare per 12 mesi in barriques di rovere francese, per poi essere sottoposto ad almeno 12 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere venduto.

Rosso molto scuro ed impenetrabile, concentrato. Naso tipico, verticale ed ampio, estremamente speziato di pepe nero, cannella, incenso, seguito da mora, amarena e ribes rosso maturi, poi cioccolato al latte, tostatura, tabacco biondo e note vanigliate. Al palato caldo, rispondente e saporito, già pronto per la beva, ma di ottima predisposizione per l’invecchiamento; decisamente lungo e pulito nel finale. Forse il vino che più ha bisogno di affinamento, tra tutti quelli degustati: elegante e dalle ottime potenzialità, deve solo digerire il legno che risulta ancora un tantino invadente. Spero che Tania e Beniamino mi concederanno un ulteriore assaggio tra un 5 anni!!

 

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Tania Moriniello

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Tania Moriniello e Saula Giusto

Tania Moriniello e Saula Giusto

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Mondo del vino · Viaggi e Cantine
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