Metti una sera a cena…a casa di ‘Casa Gattò’ e ‘Gustaticasa Cibo e Allegria’ con Vadiaperti

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Articolo a cura si Saula Giusto

Il titolare della bella cantina irpina Vadiaperti, Raffaele Troisi, qualche tempo fa mi ha invitata a partecipare ad una cena social eating e home restaurant con produttore, nata dalla collaborazione tra Casa Gattò Social Eating (di Clelia Citro) e Gustaticasa Cibo e Allegria Home Restaurant (di Stefania Cucolo), in una bellissima villa adagiata sulle suggestive colline che si affacciano sul panorama mozzafiato del Golfo di Salerno.

Raffaele Troisi

Raffaele Troisi


Non mi sono certo lasciata sfuggire questa bella occasione! Prima di tutto per la grande stima che nutro nei confronti di Raffaele, un produttore di cui apprezzo da sempre i grandi vini e che, dopo averlo incontrato, ho scoperto anche essere un’ottima persona, dotata di grande e coinvolgente simpatia. L’altro motivo è stata la grande curiosità di conoscere e vivere in prima persona il fenomeno social eating e home restaurant, di cui avevo solo sentito parlare, una delle ultime frontiere del web 2.0 e della sharing economy dei nostri tempi.

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Ma cosa è il social eating e l’home restaurant? In sostanza chiunque ami ricevere e stare ai fornelli può adibire la propria casa e la propria cucina a temporaneo/occasionale ristorante, a pagamento, in cui amici, conoscenti e perfetti sconosciuti (spesso turisti in viaggio in Italia), possono sperimentare ed assaggiare ricette locali, territoriali e casalinghe.

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Questo fenomeno è nato nel 2006 con i “guerrilla restaurant” a New York, luoghi improvvisati e itineranti dove cuochi amatoriali, grazie al passaparola o all’uso dei social, proponevano i loro piatti ed ottiene, da subito, un gran successo. Il fenomeno si diffonde poi a macchia d’olio un po’ ovunque: nel 2009 nel Regno Unito; con i Supper Club newyorkesi; con le Case Particular cubane e con gli home restaurant in Europa e nel resto del mondo.

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I motivi di tale diffusione sono molteplici: quest’attività dona la possibilità di scoprire un territorio, grazie alle ricette tipiche e tradizionali, realizzate con prodotti locali, di nonne, mamme, zie, amiche e amici (si pensi al fenomeno tutto italiano delle Cesarine – https://cesarine.com/it). Poi è possibile vivere un’esperienza molto attraente che va al di là del pasto, già occasione “social” per definizione e davanti ad una buona ricetta è possibile parlare di lavoro in modo rilassato ed informale, si possono conoscere nuovi amici e scoprire nuove culture. Non si trascuri anche il motivo che spinge a creare il social eating: un’espediente nato dal bisogno di arrotondare lo stipendio, di crearsi un’occupazione alternativa, o dalla passione per il ricevere a casa, avere ospiti, conoscere persone nuove, esprimere la propria passione per la cucina.

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In Italia il fenomeno si è diffuso circa nel 2013, prevalentemente nelle grandi città, Milano, Roma, Torino e Napoli, ma piano piano si sta estendendo a tutto il bel paese.

Ma come funziona il social eating/home restaurant? Il proprietario dell’abitazione si iscrive ad un sito o ad una piattaforma dedicata (le più diffuse sono Gnammo, Le Cesarine.it, Peoplecooks.com, Eatwith.com, Vizeat.com, Kitchenparty.org., Mà Hidden Kitchen Supper Club, Ceneromane.com, So Lunch, People Cooks, ma se ne stanno creando tante altre nuove ) o nei canali social più usati per questa attività (Facebook su tutti), elabora e descrive il menù, sceglie la data, fissa il prezzo (che spesso è solo un contributo spese).e poi deve solamente aspettare: gli interessati con pochi clic si prenotano ed il gioco è fatto.

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Per chi volesse saperne di più, la piattaforma https://gnammo.com/, la più diffusa in Italia, ha descritto una sorta di codice etico per quest’attività, in cui tra l’altro si specifica che “social eating” e “home restaurant” sono due attività differenti: la prima ha carattere saltuario, la seconda è di natura imprenditoriale e con un’organizzazione sistematica. In realtà non esiste alcun regolamento “ufficiale” che determina una vera distinzione tra i due termini.

In merito all’inquadramento normativo italiano, relativo a questa nuova forma di attività ristorativa e per chi volesse approfondire: il DdL n. 3258 –http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0046160.pdf , approvato dalla Camera, disciplina l’attività di ristorazione in abitazione privata, determina restrizioni, obblighi e requisiti necessari all’apertura di un home restaurant (ancora non è chiaro come e in qual misura in tale quadro normativo possa rientrare anche il social eating).

Ma torniamo alla mia cena e a Casa Gattò.

“Lasciati andare ad una serata magica, degustando un buon vino accompagnato da piatti sempre genuini con prodotti di qualità.

Una terrazza che guarda il mare, un calice di vino, cibo sempre di qualità e genuino, relax, amici. CasaGatto’ e’ il posto giusto per ritrovare la calma ed assaporare la vita. Per trascorrere il tuo tempo imparando un po di più sul mondo del vino e del cibo.”

Così descrive Casa Gattò Social Eating Clelia Citro sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/CasaGatto-Social-Eating-1481204015530180/), per mezzo della quale si può aderire alle serate con produttore organizzate.

Clelia Citro

Clelia Citro

E Stefania Cucolo descrive Gustati Casa Cibo e Allegria sulla sua pagina (https://www.facebook.com/Gustaticasahomerestaurant/), in cui si possono, altrettanto, prenotare le serate:

“Gustaticasa nasce per regalare un’emozione ai propri ospiti con una cucina semplice, tradizionale, caratterizzata dall’uso di prodotti di stagione. La cucina per noi è passione, è emozione, è…amore.” ” Una cucina, la nostra, appassionata, attenta, curata con l’unica ambizione di regalare agli ospiti momenti di benessere e felicità”.

Stefania Cucolo

Stefania Cucolo

Clelia e Stefania creano e gestiscono questi eventi, con un perfetto sodalizio complementare, tra due donne in gamba ed appassionate, che regalano interessanti e piacevolissime serate ai partecipanti, in una bellissima location: una villa con piscina e panorama mozzafiato annesso!

Stefania Cucolo e Clelia Citra

Stefania Cucolo e Clelia Citra

Ma chi sono Clelia e Stefania e come nasce quest’attività un po’ fuori dal comune? Ho chiesto ad entrambe di raccontarlo.

Clelia: “Sono del ‘72 e lavoro in banca. Non ho abbandonato il mio lavoro, per cui il mondo del vino continua ad essere solo passione. Dedico tutto Il mio tempo libero a perfezionarmi per riuscire a creare sempre degli eventi interessanti. Ho iniziato quest’attività nel 2015 per una serie di motivi: organizzavo spesso delle cene tra amici poiché adoro ospitare persone, accogliere gente e preparare tante prelibatezze da poter accompagnare al vino. Dissi a me stessa: sei sommelier e ami il vino ed il suo mondo, ti piace cucinare, ami avere la casa piena di gente… Mi sembra ottimo per creare delle serate! Quello che adoro maggiormente è organizzare l’evento. In principio organizzavo delle serate a tema, solitamente sceglievo una regione e proponevo il vino ed il cibo di quella regione. Preparavo dei piatti a buffet perché il mio terrazzo non può ospitare molte persone. Ne organizzavo un paio al mese, pubblicavo l’evento su Facebook e con il passa parola il gioco era fatto. La mia più grande sfida e grande soddisfazione era far rimanere le persone contente della serata. Era un modo per socializzare, ma mi resi conto che ciò che interessava di più era ascoltare le mie degustazioni, il racconto che. facevo della cantina, del territorio etc…Così iniziai a creare delle piccole lezioni sulla degustazione, all’ interno della stessa serata, che così oltre a ludica diventava anche interessante. In occasione di una visita in cantina conobbi Diamante di Villa Diamante e le proposi di venire a fare lei da me la presentazione dei loro vini: così, nel 2017, iniziai le serate con i produttori. Un anno dopo conobbi su Facebook Stefania (in realtà vicina di casa!), che già da anni organizzava delle serate culinarie a casa sua in cui, però, non si valorizzava poneva particolare attenzione sul vino: nacque la nostra prima serata, sempre con Villa Diamante, che fu un vero successo. Scegliemmo la sua villa come location perché più grande. Decidemmo di dividerci i compiti: io mi occupavo del vino ed insieme pensavamo ad un menu in abbinamento, collaborando in cucina. Scelsi il nome Casa Gattò sia per via del mio amore per i gatti (sempre presenti a casa mia) sia giocando sul nome, così da richiamare il gateau di patate servito alla prima serata inaugurale”.

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Stefania Cucolo: “Ho fatto l’avvocato amministrativista per circa dieci anni, contestualmente sempre coltivando la mia grande passione, la cucina, per la quale ho continuato a frequentare corsi per migliorare le mie conoscenze e le mie tecniche. La mia seconda grande passione è condividere la mia casa, invitando amici per un buon bicchiere di vino ed un piatto fatto al momento nel corso di una bella serata. Da questo connubio è nata l’idea di avviare un home restaurant e di dare sfogo, così, a tutte le mie più grandi passioni. Durante il mio percorso ho incontrato Clelia, anche lei grande amante della buona cucina ma, soprattutto, esperta intenditrice di vini e sommelier per passione. Insieme abbiamo iniziato una serie di degustazioni guidate, organizzate con diversi produttori vitivinicoli della nostra regione, la Campania, che ci hanno portato tanta gioia e grandi soddisfazioni. Ho anche comprato, recentemente, un casale in pietra attiguo alla casa in cui vivo che, dopo un’accurata ristrutturazione, ho destinato a b&b. in cui, assieme a Clelia, abbiamo anche creato delle degustazioni private, solo su prenotazione, per gli ospiti. Un percorso dunque sempre in piena evoluzione, un continuo work in progress con tanta voglia di crescere e fare tante altre cose nuove, che ruotino intorno a queste due emozionanti ‘cardini’: la condivisione del buon vino e del buon cibo”.

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Le due padrone di casa hanno creato una bellissima serata: hanno ideato un ottimo menù abbinato a vini che, non è certo solo una mia opinione, sono splendidi e mai al di sotto delle aspettative, raccontati in prima persona da Raffaele Troisi, sempre coinvolgente e capace di animare una vivace conversazione, quando parla della sua azienda e non solo.

VINI IN DEGUSTAZIONE

Coda di Volpe Spumante metodo charmat

Irpinia Doc Coda di Volpe annata 2016

Irpinia Doc Coda di Volpe annata 2017

Fiano di Avellino docg annata 2016

Fiano di Avellino docg annata 2017

MENU IN ABBINAMENTO:

Mozzarella in carrozza

Cous Cous con verdure

Chicche di patate con crema di zucchine, fiori di zucca, zafferano, e stracciata di bufala.

Dolce: la nostra “Scazzetta”.

 

 

Mozzarella in carrozza

Mozzarella in carrozza

Cous cous con verdure

Cous Cous con verdure

Chicche di patate con crema di zucchine, fiori di zucca, zafferano, e stracciata di bufala

Chicche di patate con crema di zucchine, fiori di zucca, zafferano, e stracciata di bufala

Vadiaperti – http://www.vadiaperti.it/

Parlare (bene) di Raffaele Troisi e della sua azienda Vadiaperti si è capito che mi rimane molto facile, ma sono in numerosa compagnia!

La storia di Vadiaperti, sita a Montefredane, sulle colline della valle del Sabato (nell’omonima contrada), tra i 400 ed i 600 mt., inizia con il padre di Raffaele, Antonio Troisi, professore di storia e notissimo produttore campano, che nell’84 pensò che il Fiano prodotto meritava di essere imbottigliato (l’unico, all’epoca, a farlo assieme a Mastroberardino). Questa scelta oggi appare scontata (in Campania e non solo), ma allora rivoluzionò la viticultura irpina. Da allora Vadiaperti è sempre andata dritta per la propria strada ed ha sempre prodotto vini di classe, prevalentemente bianchi, minerali ed austeri, ben lontani da leziosità, mode e gusto pop. Al Fiano, nel ’90, si aggiunse il Greco di Tufo e, nel ‘93, il Coda di Volpe. Vitigno poco conosciuto e poco produttivo, di difficile vinificazione, introdotto in azienda grazie alla rischiosa e caparbia scommessa del giovane figlio Raffaele che, dopo gli studi di chimica, tornò in Vadiaperti per affiancare il padre. Oggi Raffaele ne è il titolare e conduce l’azienda con determinazione e nel rispetto delle idee paterne: coltivazione esclusivamente di vitigni autoctoni, massima cura in vigna, flessibilità nelle tecniche di conduzione, estremo rispetto di ambiente, caratteristiche dei vitigni coltivati e, soprattutto, del prezioso territorio vulcanico che rende i vini prodotti unici ed inimitabili.

Unica vera eccezione all’eredità produttiva paterna è stata per Raffaele la sfida Coda di Volpe: vitigno autoctono della zona, da sempre considerato un fratello meno dotato rispetto a Fiano e Greco di Tufo, su cui Raffaele ha sempre puntato, sin da quando ha deciso di imbottigliarlo la prima volta (produttore tra i primi a scommettere sulle sue grandi potenzialità in Irpinia ed in Italia), cambiandone il destino prevalente quale uva da taglio.

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Raffaele ha una vera predilezione per quest’uva di cui ha, da sempre, sottolineato: la grande dote di esprimere ottimamente le caratteristiche del territorio irpino, ricco di sostanze vulcaniche; la ben nota sapidità raffinata al palato che, nel caso di Vadiaperti, acquista connotazioni marcatamente minerali. Raffaele aggiunge che, in annate favorevoli, se gestito e prodotto con cura e rispetto, il Coda di Volpe può anche assicurare vini longevi. Oggi tanti altri produttori, irpini e della Campania intera, producono versioni ferme e spumante di questo vitigno così caratteristico, ma Raffaele è stato il precursore di questo trend quando ancora nessuno ci credeva, proprio come papà Antonio per il Fiano. Davvero tutto suo padre.

Raffaele per i vini fermi ha suggerito di degustare prima l’annata 2016, perché più fresca ed acida rispetto alla 2017, molto diversa dalla precedente, parecchio calda e siccitosa, che ha regalato vini più pronti.

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Spumante Brut di Coda di Volpe

Uve Coda di Volpe 100%; prodotto seguendo le regole del metodo Charmat “lungo” (per 1 anno). Giallo paglierino carico, luminoso, dal perlage fine. Naso interessante e poco comune, per un metodo charmat: crosta di pane tostata e cereali secchi, mandorle e, acacia appassita, poi mela gialla e pera molto mature, erbe officinali e mediterranee (maggiorana, timo e leggera menta), selce, su un finale lieve iodato. Al palato subito cremoso, dalla bolla contenuta (voluta così da Raffaele), fresco, molto sapido, perfettamente coerente nella retronasale, lungo e minerale nel finale saporito. Un Coda di Volpe sorprendente, in versione chic!

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DOC Irpinia Coda di Volpe 2016

Uve Coda di Volpe 100%; fermentazione in vasche di acciaio inox. Giallo paglierino luminoso. Naso decisamente intenso di fiorellini bianchi e gialli freschi (soprattutto gelsomino e ginestra), seguiti da salvia, menta, maggiorana, susina e pera fresca; nel finale arriva, delicata, l’immancabile nota di ghiaia e pietra focaia, decisamente elegante. Al palato risulta giocato sulla finezza: molto fresco, ottimamente sapido e minerale, molto lungo e fine nel finale, in cui lascia una bocca decisamente pulita e buona. L’ho trovato delicato e molto raffinato.

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DOC Irpinia Coda di Volpe 2017

Uve Coda di Volpe 100%; fermentazione in vasche di acciaio inox. Giallo paglierino con riflessi dorati. Dona al naso un floreale intenso e caldo, che si fonde con una bella pesca percoca, mela e pera mature, condite da note agrumate molto fini; a cui si unisce la menta e la maggiorana, su un finale di selce e ghiaia. Caldo e di corpo al palato, equilibrato, dalla buona spalla acida e, sempre, estremamente sapido e minerale, arriva lungo, dritto e pulito alla meta. Un Coda di Volpe suadente e potente.

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DOCG Fiano d’Avellino 2016

Uve 100% fiano; vengono raccolte e selezionate interamente a mano; fermentazione in vasche d’acciaio a temperatura controllata, a cui segue un affinamento di 3 mesi in acciaio, prima di essere imbottigliato. Colore giallo paglierino brillante. Al naso è intenso e tipico, molto fine, con una bella fusione di mela verde croccante, pera william, netta nocciola fresca, ginestra, mentuccia, anice stellato e sambuco, su un finale (in perfetto stile Vadiaperti) di pietra focaia e pomice. Il palato risulta in esatta coerenza: elegante, di vivace freschezza, ottimamente sapido e minerale tanto da invogliare, pericolosamente, alla beva infinita; chiude lunghissimo e lascia un sapore molto buono che sa di sambuco e menta. Mi è piaciuto tantissimo: un Fiano “evergreen”, dall’eleganza d’altri tempi.

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DOCG Fiano d’Avellino 2017

Versione di Fiano più austera e potente della precedente. Colore giallo paglierino più carico. Al naso è più chiuso, ma presenta lo stesso corredo olfattivo del precedente, il tutto in versione più matura, calda e soffusa: alla mela ed alla pera si unisce una susina molto matura, la nocciola è secca e l’erba aromatica presente è la camomilla, sempre su un immancabile finale si pietra focaia. In bocca è decisamente caldo, più potente, morbido ed avvolgente, sapido, leggermente meno fine ma decisamente muscolare. Il finale è sempre molto lungo e dal sapore buonissimo. Un Fiano versione “palestrato”, da abbinare anche con carni bianche.

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I vini di Raffaele come sempre non hanno tradito le aspettative e sono stati oltremodo apprezzati dai commensali, creando un vivace dibattito per decretare il preferito.

D’altronde non mi sorprende: sono vini prodotti con passione, coerenza, senza compromessi (Raffaele ci ha tenuto a sottolineare di non usare in alcun modo batonnage, follature, salassi, ecc., ecc.), finalizzati per rispettare ed esprimere al meglio i vitigni prodotti ed il territorio di provenienza.

Un territorio, quello della DOCG Montefredane, caratterizzato da tanta ricchezza di suolo: cineriti ocracee, buoni livelli di piccole pomici del II periodo flegreo, alternanti a paleosuoli e materiale detritico sciolto e piroclastiti, con anche livelli di tufo; o dall’appoggio delle stesse sopra argille, marnose e sabbiose, in cui talora sono presenti anche gessi.

Ho fatto questa piccola digressione “tecnica”, forse un po’ noiosa, per far capire quanti microelementi preziosi le radici delle uve coltivate da Vadiaperti, che scavano in profondità, regalano ai suoi vini.

Tanto da far perfino pensare che, bevendoli, possano sostituire la grande quantità di integratori di sali minerali che oggi va tanto di moda assumere!

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