La Scolca. Una storia ancora da scrivere

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Articolo a cura di Anna Tortora

Partire da un’idea, vederla crescere e ritrovarsela adulta, con tanto potenziale tutto ancora da esprimere. È il bilancio dei 100 anni di Soldati La Scolca, l’azienda che ha portato il Gavi ai massimi riconoscimenti a livello mondiale.

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“Era nata dal sogno di Alfredo Parodi, di produrre uno chablis italiano” racconta Chiara Soldati, l’ultima generazione di vignaioli e ambassador di La Scolca per il mondo, in occasione della settima edizione di Excellence Festival, a Roma.”E per questo scelse il cortese, una bacca bianca in un’area vinicola famosa per i rossi, in assoluta controtendenza.” Nel dopoguerra Vittorio Soldati, genero del fondatore, e nonno di Chiara, nonché cugino dello scrittore Mario Soldati, sceglie di imbottigliare tutta la produzione, che prima veniva invece conferita per la maggior parte alle aziende spumantistiche e La Scolca spicca il volo. Forti di una coerenza che non cede alle mode e ai trend commerciali, La Scolca resta fedele a se stessa nel corso degli anni, fino ad ottenere la DOC Gavi nel 1974 che diventa DOCG oltre vent’anni dopo, nel 1998.

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Nulla accade per caso, ma è frutto di una visione chiara fin dall’inizio. “Quando compriamo i vigneti, compriamo anche i boschi” – spiega Chiara Soldati, nel solco di una politica che partiva dal fondatore, nel 1919, e si è tramandata nelle generazioni successive. La biosostenibilità è un valore da sempre, e non solo per motivi legati all’ambiente, ma in funzione della qualità e della sanità delle uve. “Dobbiamo prenderci cura della terra. Quello che i miei predecessori mi hanno lasciato in eredità è un equilibrio prima ancora che un territorio” – continua Chiara – “che è la miglior tutela per scongiurare dissesti idrogeologici che tanti danni stanno provocando nel nostro paese. E anche se il mercato oggi chiede accelerazione e incrementi di produzione, noi continuiamo a piantare al massimo 5000 ceppi per ettaro e raccogliere 1kg e mezzo di uva per pianta, non usiamo prodotti chimici né in vigna né in cantina, favoriamo inerbimenti e vegetazione”. Certo, costa di più, ma è anche occasione di lavoro e vita per il tessuto sociale della zona. La prudenza deve andare di pari passo con il coraggio, però, chè è “ciò che distingue il produttore di vino dal produttore di bottiglie”. Come provare a invecchiare 10 anni un’uva che si era sempre bevuta giovane. Nasce così D’Antan, uno dei cavalli di punta di La Scolca, un Gavi affinato in acciaio sui propri lieviti, senza uso di legni.”È stato presentato per la prima volta nel 2000, e ha sorpreso tutti con un bouquet complesso che nessuno si aspettava dal cortese”.

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L’anima di La Scolca è quella di un esploratore mai stanco, un Ulisse che nel momento in cui arriva a casa già progetta un nuovo viaggio. Nel 2018 è stata terminata la nuova cantina, che sfrutta le tecnologie più avanzate (soprattutto nella catena del freddo) per ottimizzare produzione e qualità, e a breve arriverà anche un nuovo spumante blanc de blancs. D’altra parte, La Scolca in epoca bizantina era il gruppo d’élite che guardava lontano e vigilava sui beni e sul territorio, nomen omen per l’azienda piemontese. Oggi l’azienda, oltre a curare la propria area d’appartenenza con iniziative volte a far conoscere la cultura del vignaiolo, prima ancora che del vino, attraverso visite in azienda e inviti a partecipare alle vendemmie a consumatori e appassionati, esporta il suo prodotto il 45 paesi del mondo,soprattutto in Korea, Vietnam e Brasile, e sostiene i giovani chef, visti come opportunità per confrontarsi e crescere.
Basterebbe a chiunque ma non a La Scolca, che sta pensando a un rosso, finalmente: Pinot Noir, what else?


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Mondo del vino · No Cat · Opinion-Leaders
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