Conosci il vino Monferace?

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Conosci il vino Monferace?

C’era una volta…il Grignolino: potremmo iniziare a parlare di Monferace proprio così, quasi a raccontare una favola.

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Il Monferace è un Grignolino invecchiato, sottoposto ad un rigido disciplinare produttivo, che ha poche affinità con il vino che conosciamo oggi, considerato leggero, beverino e poco impegnativo.

Il passato di questo vino racconta infatti tutta un’altra storia e per capire il Monferace di oggi bisogna parlare del Grignolino di ieri.

Partiamo dal nome Monferace, particolare ed evocativo, che deriva dall’antica denominazione di queste terre, l’antico nome del Monferrato aleramico (dove si era insidiata la nobile famiglia feudale franca degli Aleramici), citata in uno scritto del 1550 di Leandro Alberti da Bologna (frate domenicano, teologo e storico), per descrivere la “ferocità dei piccoli colli che qui si ritrovano”: mons ferax, Monferace, nel significato di colline fertili, ricche di messi.

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Ma la storia della coltivazione di questo vitigno è molto più antica e ricca di vicende: con il nome di Barbesino o Barbexino, in un antico atto del 1246 viene citato dai Canonici della chiesa di S. Evasio. Negli anni 1337-38 viene descritto come Grignolino in un documento dell’Abbazia di San Giusto di Susa e, prima del’700, i famosi “chiaretti”, diffusi tra il’500 e il’600 in tutto il Piemonte, erano probabilmente a base di Grignolino.

Il suo nome sembra essere dovuto all’abbondanza di vinaccioli (grignole in piemontese) o, ipotesi meno colta e pop, derivare dal verbo grigné, che in dialetto significa “sorridere” (forse per la gioia che regalava o per la tale presenza dei tannini da far incurvare la bocca a sorriso!).

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Un tempo, tra il XVIII e i primi anni del XX secolo, oltre ad essere prodotto diffusamente in tutto il Piemonte, il Grignolino era molto apprezzato e bevuto come vino di alta qualità, predisposto per l’affinamento, riservato alle classi più abbienti o destinato alle occasioni speciali, al pari di Barolo Barbaresco e Champagne! Il Conte Gallesio (1772-1839) lo cita come un vino d’elite e costoso (nelle grandi fiere dell’800 di Firenze, Torino, Vienna venivano comunemente presentati Grignolino di 5, 7, 11 anni).

La produzione di Grignolino, un tempo così diffuso, inizia ad entrare in crisi già con l’avvento della fillossera di fine Ottocento quando, dopo la distruzione di praticamente tutto il patrimonio vitivinicolo del territorio, i contadini scelsero coltivazioni più produttive e resistenti a parassiti e malattie. Il Grignolino, delicato e difficile da gestire, non rientrò nella scelta, in favore di uve più produttive e robuste (ad es. il Barbera). La contrazione nella produzione di Grignolino proseguì negli anni ’30 e conobbe un lungo oblio tra gli anni 70-80: oltre alla sua sensibilità ai parassiti ed alle malattie, alle sue basse rese, era problematico in cantina, dall’elevata acidità e dal tannino particolarmente evidente, tanto che veniva sempre più spesso tagliato con altri vini (dunque snaturato), o prodotto mediante macerazioni brevi, da cui si ottenevano vini leggeri, poco alcolici e “beverini”, destinati ad un consumo veloce.

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Come circostanza avversa, inoltre, verso la fine del secolo scorso i gusti dei consumatori avevano virato verso vini potenti, dal colore scuro, concentrati e strutturati, caratteristiche avulse dal Grignolino.

Oggi il “vento” del consumo, anche popolare, grazie al cielo è cambiato e si è diversificato: i gusti sono vari e molteplici ed il mercato regala spazi inaspettati per ogni tipologia di vino, meglio se dalle caratteristiche sorprendenti ed inusuali. Si prediligono sempre più vini (evviva!) prodotti da vitigni autoctoni e ben caratterizzati da un territorio: in questa nuova dimensione possiamo a gran voce dichiarare un bentornato al Grignolino!

Proprio in questa nuova “era” si colloca “Monferace 2015: il vino dallo spirito nobile e ribelle”, evento che si è svolto, il 17 giugno, presso il Castello di Ponzano Monferrato. E’ stato organizzato dall’Associazione Monferace (il Castello di Ponzano ne è la sede), costituita nel 2016 da 12 soci fondatori per sostenere, promuovere, comunicare e divulgare il Progetto Monferace e per creare una rete imprenditoriale nel suo territorio di produzione, il Monferrato, che rilanci queste colline.

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E’ stato un evento in grande stile, con ben 4 Masterclass guidate dai massimi esponenti del mondo vitivinicolo italiano (ho avuto il privilegio di partecipare alla prima inaugurale tra queste), preceduto da
un welcome dinner offerto a tutti partecipanti, che si è svolto presso la Locanda del bellissimo Relais Sant’Uffizio, nel cuore del Monferrato, a Cioccaro di Penanago (Asti), un antico monastero restaurato del’500 circondato dalle magnifiche colline decorate dai filari di Grignolino ( www.relaissantuffizio.com).

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Questo raffinato ristorante è il quinto ideato dal pluristellato chef Enrico Bartolini (a un anno dalla sua apertura la Locanda ha già guadagnato la sua prima stella Michelin, la sesta per Bartolini), che è particolarmente legato a questo territorio ed ai suoi prodotti d’eccellenza e che ha anche curato anche il “light lunch” della giornata inaugurale.

Enrico Bartolini

Enrico Bartolini

Il dinner menù è stato proposto dal bravo Resident Chef Gabriele Boffa (casse ’87!) che, con la con la consulenza di Bartolini e la collaborazione di un’ottima brigata di giovanissimi, dopo un goloso aperitivo ci ha regalato vere emozioni gustative grazie a “Riso, Raschera e nocciole”, “Agnolotti di patate, acciughe e limone”, “Guancia di porcello e peperoni di Carmagnola” (che ho trovato superba!), “Pesca ripiena e verbena”. Un menù tutto pensato per valorizzare la cucina ed i prodotti di qualità piemontesi, in abbinamento ai Grignolini (non Monferace ma ‘base’…e che base!) serviti nel corso della serata, prodotti dalle aziende dell’associazione, anche per comparare gli assaggi del giorno dopo.

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Gabriele Boffa

La presentazione e la degustazione inaugurale sono state condotte da relatori d’eccezione, che ci hanno introdotti ed accompagnati nel racconto del progetto Monferace e dei vini in degustazione: l’Avv. GuidoCarlo Alleva (presidente dell’Associazione e titolare, con la figlia Giulia, di Tenuta Santa Caterina); Mario Ronchi (vice-presidente ed enologo di riferimento dell’associazione); Simona Cavallero (responsabile della comunicazione dell’associazione e proprietaria del magnifico Castello di Ponzano), Giusi Mainardi (docente del Corso di “Storia della vite e del vino” presso l’Università di Torino), Robin Kick (Master of Wine e Wine Consulting di fama internazionale).

l’Avv. Guido Carlo Alleva

l’Avv. Guido Carlo Alleva

Simona Cavallero

Simona Cavallero

Presenti in sala tutte le aziende ed i produttori associati: Accornero – Ermanno Accornero (consigliere), Alemat – Elisabetta e Savio Dominici, Angelini Paolo – Franco e Mauro Angelini, Castello di Uviglie – Simone Lupano, Fratelli Natta – Dario e Fulvio Natta, Sulin – Fabio e Mauro Fracchia, Tenuta la Fiammenga – Emanuela Caire, Tenuta la Tenaglia  – Sabine Ehrmann, Tenuta Santa Caterina – Giulia e Guido Carlo Alleva, Vicara – Domenico Ravizza, Giuseppe Visconti e Carlo Cassinis.

Il Presidente Alleva ha subito descritto il Monferace come un Grignolino d’eccellenza, frutto di un sogno, diventato un progetto ambizioso, di un gruppo di vignaioli coraggiosi che profondamente amano, credono ed investono in questo vino dal passato illustre.

Il territorio eletto, così ricco di bellezza, storia, miti e leggende è quello delimitato dai fiumi Po e Tanaro (il cosiddetto Monferrato Aleramico), sito tra Casale Monferrato, Alessandria ed Asti. Un territorio che ricade su 24 Comuni, con terreni costituiti da arenarie, marne ed argille (con pH sub basico), ricchi di fossili marini; più precisamente, nella zona del Monferace è presente una gran componente di limo, ma sono presenti molteplici microzone, ognuna caratterizzata da componenti particolari (un microcosmo di cru differenti) ed i vigneti, collinari, godono di un’ottima esposizione a sud.

Alleva ha voluto sottolineare il rigido disciplinare del Monferace: il vino deve essere prodotto con uve grignolino 100%, raccolte nei soli vigneti iscritti ad uno specifico albo (una sorta di migliori cru) e solo nelle annate migliori; la resa massima non deve superare i 70 quintali per ettaro; subisce un affinamento di almeno 40 mesi, di cui minimo 24 in legno; ogni anno una commissione di professionisti e tecnici degusta i vini alla cieca per valutarne caratteristiche e idoneità.

L’enologo e vice-presidente Mario Ronco, dopo aver raccontato del suo forte legame emotivo e sentimentale, oltre che professionale, con questo vitigno, prima di descrivere l’andamento dell’annata 2015, ci ha spiegato le caratteristiche di quest’uva unica, che lo hanno ispirato a creare, qualche anno fa, il vino che oggi è Monferace, grazie anche alla collaborazione e mutuata passione per il progetto con Accornero (si pensi al pluripremiato Grignolino Bricco del Bosco Vigne Vecchie, prima annata la 2006, ora diventato Monferace). Un vitigno che dona un vino dalla componente antocianica scarica, ma dalla spalla acida e dai tannini imponenti, dalla polpa succosa, molto difficile da domare.

Mario Ronchi

Mario Ronchi

La presenza smisurata di semi (le grignole) lo rende complicato da vinificare a causa dell’elevato potenziale tannico, ma la sua anima delicata e fine lo rende affascinante. Come se non bastasse, è anche un uva pretenziosa: predilige i terreni leggeri e le zone con le esposizioni migliori e ci mette anche molto a maturare, costringendo a vendemmie tardive rischiose (anche ad ottobre inoltrato!). E’ dunque un vino ribelle e sfacciato con cui, per ottenere ottimi risultati, non si può venire a compromessi ma che, se trattato con attenzione e rispetto, dona vini dotati di grande finezza, dai profumi delicati ma complessi e longevi oltre ogni aspettativa; questo era il Grignolino dei “tempi d’oro” e questo è il Grignolino Monferace di oggi.

L’enologo Ronchi a tal proposito ha evidenziato: “mi piace pensare al futuro del Monferace come ad una pianta di Grignolino, con il fusto e le foglie protesi in avanti ma le radici ben piantate per terra”.

Giusi Mainardi

Giusi Mainardi

La docente Giusi Mainardi ci ha poi descritto la storia di questo vitigno e del suo territorio d’elezione e la Master of Wine Robin Kick ci ha guidati finalmente nella degustazione dei dieci nettari proposti nella loro prima ottima annata, la 2015. Robin ha assunto il fondamentale compito di esprimere, tra l’altro, una prospettiva “estranea”, prima di coinvolgimenti direttamente emozionali con i prodotti, per ottenere una valutazione più obiettiva ed ha voluto in precedenza, a tale fine, conoscere presso le aziende associate ogni minimo dettaglio del territorio, delle pratiche in vigna ed in cantina.

 

Robin Kick

Robin Kick

La degustazione si è svolta dunque con un giusto racconto di Robin, azienda per azienda e terroir per terroir, finalizzato a far comprendere le differenze (o similitudini) tra i vini in degustazione, ma lasciando la platea libera di captare le proprie personali percezioni sensoriali.

Prima di esporre la mia personale esperienza degustativa, vorrei riportare una rapida descrizione dell’annata 2015: è stata una annata piuttosto calda specie in luglio, con scarse precipitazioni e uve perfettamente sane e mature, in sostanza ottima.

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Tutti i vini degustati presentavano un colore rosso tra il rubino ed il granato brillante, mediamente trasparente (si poteva notare giusto qualche sfumatura differente tra i calici) e si presentavano di buona consistenza

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Grignolino del Monferrato Casalese DOC Monferace Golden Arbian 2015 – Angelini Paolo – http://www.societaagricolaangelinipaolo.com/it/

Mi ha subito colpita la grande intensità olfattiva di questo vino dai profumi ampi e fini: immediate le note floreali di rosa e viola appassita e di tipico geranio, seguiti da una mora nettissima e da mirtilli maturi, seguiti da smalto, grafite, tabacco dolce ed un finale leggero speziato di incenso e pepe bianco. Molto rispondente al palato: ancora giovanissimo, dal tannino molto presente ed ancora un po’ virato sulle parti dure, ma comunque molto fine, croccante e succoso, giustamente sapido e dal finale molto lungo che sa di mora e radice di liquerizia. Ancora un pargolo, che sono sicura che da grande sarà fantastico!

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Grignolino del Monferrato Casalese DOC Monferace 2015 – Tenuta Tenaglia – http://www.tenutatenaglia.it/

Naso più austero, caldo e fruttato del precedente, dove emerge, oltre alla frutta di bosco molto matura, anche una netta prugna quasi in marmellata; segue la rosa e la viola sotto spirito, l’hummus, un leggero goudron e delle curiose note ferrose, ematiche, speziate da chiodo di garofano, scorza d’arancia e tamarindo; Sullo sfondo si presentano ben marcati terziari, che regalano note di tabacco scuro e cioccolato fondente. Coerente al palato: più morbido, caldo, “addomesticato” e pronto, saporito e dall’ottima struttura. Sempre lungo e netto il finale.

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Grignolino d’Asti DOC Fiamengh 2015 – Tenuta la Fiammenga – http://www.fiammenga.com/

Naso intrigante, da scoprire, in cui emerge il melograno “intriso” di rosa e geranio appassiti, seguiti da mirtillo sotto spirito, tamarindo, tabacco, cioccolato al latte ed accennate note dolci di caramella alla rosa ed al mirtillo, su un finale di grafite e canna di fucile, il tutto molto fuso ed elegante. Al palato è piuttosto morbido e caldo, dalla bella presenza di tannini serici e dall’ottima sapidità; lascia una bella bocca pulita e lunga che sa di tamarindo.

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Grignolino del Monferrato Casalese DOC – Bricco del Bosco Vigne Vecchie Monferace 2015 – Accornero – http://www.accornerovini.it/

Subito dal profumo molto intenso di rosa, viola e geranio quasi sotto spirito, risulta poi più profondo, complesso, “pieno” e caldo: ben presenti le note di grafite e smalto, accompagnate da un leggero hummus,acao amaro, tabacco scuro con un finale soffio di note dolci vanigliate tipiche del legno nuovo. Al palato è decisamente caldo ed ammorbidito, ma dall’ottima spalla acida e sapidità che, come per i precedenti, regala un lungo finale fine e pulito dal buon sapore. Ottime le prospettive di lungo affinamento, che gli consentiranno di digerire pienamente le sensazioni date dal legno.

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Grignolino del Monferrato Casalese DOC Monferace Uccelletta 2015 –- Vicara – https://www.vicara.it/

Naso differente rispetto ai precedenti, intrigante, in cui inizialmente predomina il tamarindo ed il melograno molto maturo, la scorza d’arancia quasi candita, la radice di liquerizia e la liquerizia dolce, seguiti da rosa appassita, ciliegia sotto spirito e da un leggero sottobosco, su un finale di tabacco dolce, pepe bianco ed un leggero incenso e chiodo di garofno. Colpisce per l’estrema rispondenza al palato (sa decisamente di tamarindo e melograno) e per l’ottimo equilibrio gustativo: dal tannino fine ben presente, croccante, fine, dal sorso pieno, appagante e decisamente lungo, che lascia una bocca pulitissima e dall’ottimo sapore che sa di liquerizia dolce. L’ho trovato ottimo!

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Grignolino d’Asti DOC Monferace 2015 – Tenuta Santa Caterina – http://www.tenuta-santa-caterina.it/

Naso intenso, ma più delicato e fine, di una complessità più giocata su note floreali e dai terziari più dimessi: la violetta, la rosa ed il geranio freschi la fanno da padroni, seguiti da succo di mirtilli, tabacco biondo, grafite, incenso e leggero chiodo di garofano, per un risultato olfattivo molto elegante. Rispondente, delicato e fine al palato, dall’impatto delicato e croccante, particolarmente fresco, in cui ritorna la sensazione floreale, che poi “presenta il conto” di un tannino ben marcato, anche se dalla trama estremamente fine. Nel finale continuo a godermi la freschezza che invoglia la beva, in una bocca più dolce rispetto agli assaggi precedenti, dal finale lunghissimo.

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Grignolino del Monferrato Casalese DOC San Bastiano Terre Bianche Monferace 2015 – Castello di Uviglie – https://www.castellodiuviglie.com/

Naso molto floreale, molto diverso dai precedenti, che già si presenta “croccante” all’olfattiva e privo di connotazioni dolciastre: predomina la rosa fresca e la colonia all’acqua di rose, che lasciano un piccolo spazio anche note floreali di viola mammola e geranio; arriva poi una marcata speziatura di incenso e leggerissima cannella, a cui segue (in ruoli invertiti rispetto al consueto) il mirtillo, la ciliegia ed il ribes rosso, su un leggerissimo finale di tabacco scuro e grafite. Estremamente elegante al palato, ma decisamente giovane e desideroso di riposare in bottiglia, dal tannino ed acidità molto “rampanti”, corredati da un’ottima sapidità e da un finale molto lungo che lascia un sapore buonissimo. Tra i più giovani in degustazione.

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Grignolino del Monferrato Casalese DOC – Monferace 2015 – Alemat – https://www.alemat.it/

Naso che si differenzia notevolmente dai precedenti per maggiore evoluzione: frutta molto matura, quasi in marmellata (amarene, prugne e mirtilli), condita da scorza d’arancia e tamarindo, con un accenno di rosa appassita; seguono immediati i terziari, con una grande presenza di tabacco scuro, cioccolato al latte e vaniglia, soffusi da sentori balsamici, di liquerizia dolce e noce moscata. Al palato, coerente, è decisamente morbido ed “ammansito” nelle parti dure, dal tannino serico e spalla acida ben fuse con alcol e componenti gliceriche; di gran corpo, finisce lungo, pulito ed elegante lasciando un buon sapore di liquerizia dolce. Già molto buono, deve essere lasciato in pace qualche anno in cantina per digerire il legno e dare il meglio di sé in futuro.

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Grignolino Piemonte DOC Monferace Brasal – 2015 – Sulin – https://www.sulin.it/

Torniamo verso un corredo aromatico floreale, più fresco ed agile, di viola, geranio freschi e rosa appassita, a cui si accompagnano mirtilli ed amarene sotto spirito ed in caramella, radice di liquerizia, seguiti da grafite, canna di fucile e smalto; il finale è donato dai terziari, con un prevalente tabacco biondo, cioccolata fondente e una leggerissima vaniglia. Al palato colpisce la rispondenza soprattutto del frutto, con la netta presenza del mirtillo sotto spirito e della radice di liquerizia; è inoltre croccante, estremamente fresco, sapido, dal tannino setoso ben evidente e molto elegante; più giovane e scattante al palato che al naso dona un finale decisamente lungo e pulito.

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Grignolino d’Asti DOC Monferace 2015 – Fratelli Natta – https://www.fratellinatta.it/

Vino intenso e delicato al tempo stesso, dai profumi tutti giocati su sottigliezza ed eleganza, in cui prevale un’intensa acqua di rose, roselline, violetta e geranio freschi, spremuta di mirtilli, grafite, un leggero sottobosco, tutto in una perfetta fusione di sentori che termina con note balsamiche, d’incenso e pepe bianco. Naso che ho trovato tra i più affascinanti della degustazione. Al palato non tradisce le aspettative: agile e scattante grazie ad un’ottima spalla acida, è molto equilibrato, ha un tannino presente, ma setoso e non invadente; è sapido, ben fuso e risulta notevole soprattutto per finezza, perfetta rispondenza (tornano netti in bocca i mirtilli e l’incenso) ed ottima bevibilità; il finale giustamente non delude ed è estremamente lungo e netto, dal sapore buonissimo. Ottimo: devo confessare che, per me, questo è stato un vino con cui abbiamo chiuso la degustazione in bellezza!


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