Bere Rosa 2019

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Lunedì 2 luglio si è svolta l’ottava edizione di Bere Rosa, evento organizzato da Cucina & Vini, presso il magnifico Palazzo Brancaccio di Roma, ogni anno ad inizio estate. Una manifestazione ormai diventata un cult.

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Bere Rosa ha il fine di proporre, ad un pubblico più ampio possibile, le migliori espressioni italiane del vino rosato, tra fermo, frizzante e spumante, presentando un affascinante caleidoscopio di prodotti molto variegati per tipicità e provenienza, ma con un unico attraente comun denominatore: il colore rosa.

La Casina di Caccia

La Casina di Caccia

Altra nota di merito assoluta di questo evento è sicuramente la location: Palazzo Brancaccio, uno di quei tesori nascosti che la grande bellezza di Roma sa ancora regalare; elegante e maestoso esempio di “classicismo barocco”, una corrente artistica che tanto andò di moda alla fine dell’ottocento.

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Il complesso è un capolavoro che accoglie i suoi ospiti con raffinata eleganza. Si arriva passeggiando in un angolo di paradiso antico nel cuore di Roma, subito ammirando una Casina di Caccia che lascia stupiti, aiuole fiorite e fontane decorate, per poi essere ricevuti a palazzo in sale preziose, decorate da grandi specchi, mobilio pregiato ottocentesco, arazzi, stucchi dorati, dipinti, candelabri di Burano, soffitti maestosi. Questo bellissimo palazzo è l’emblema di uno sfarzo ed un lusso di un suggestivo tempo passato, che impressiona ogni visitatore. Una location perfetta per valorizzare una tipologia di vino dal colore così raffinato.

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Proprio sulla promozione di questo prodotto dal grande fascino ha puntato molto Francesco D’Agostino, il direttore di Cucina & Vini, convinto sostenitore, da sempre, della sua grande qualità in Italia, il quale, all’indomani dell’evento, ha pubblicato su Facebook: “dovevamo portare nei luoghi di consumo del vino le migliori espressioni italiane e farlo in modo semplice e immediato: i vini dovevano essere protagonisti insieme alle loro storie senza aggiungere degustazioni guidate con finalità formative. Sentivamo la necessità di divulgare un modo di bere vino che non era molto diffuso, sollecitando il piacere dell’assaggio e della scoperta”.

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Posso confermare al direttore che l’obiettivo è stato oltremodo raggiunto e che i vini in degustazione hanno ottenuto un enorme consenso di pubblico (e nonostante il caldo asfissiante!).

Rilevante anche la partecipazione di un gran numero di appassionati molto giovani, di massimo 30 anni, che hanno donato una ventata di “freschezza” all’evento, quasi a contrastare metaforicamente la calura estiva.

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Successo garantito anche dalla presenza di ben oltre 70 aziende in degustazione e più di 200 etichette, abbinate ad un’offerta di uno street food di grande qualità, per finire con un ottimo caffè romano.

D’altronde non solo Bere Rosa ogni anno si presenta come un evento di consolidato successo, ma cavalca il trend di una tipologia di vino che sta mano mano guadagnandosi il suo meritato “posto al sole”.

Francesco D’Agostino, nel corso della rassegna stampa dell’evento, ha a tal proposito evidenziato: “con il picco di oltre 5 milioni di ettolitri nel 2010, ben oltre il 10% di tutto il vino prodotto in quell’anno, l’Italia si è affermata oltre confine come primo esportatore mondiale di vini rosati, con più di 4 milioni di ettolitri, coprendo circa il 25% del mercato mondiale. A seguire è però iniziata una diminuzione della produzione, che ci ha portato a posizionarci, oggi, poco sopra i 2 milioni di ettolitri l’anno, per metà esportati, su un mercato globale che si avvicina alla soglia dei 25 milioni di ettolitri. Un processo dove, quindi, l’Italia ha perso molto più spazio in termini di quantità, concentrando la produzione sull’aspetto qualitativo, per la maggioranza su vini Doc o Igt”.

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In ogni caso, comunque, quest’anno non c’è dubbio che il rosato sia un vino di tendenza e chiunque abbia avuto occasione di partecipare al Vinitaly 2019 se ne sarà sicuramente accorto. Personalmente a Verona quest’anno ho visto produrre in versione rosata praticamente qualsiasi vitigno conosciuto!

Posso solo commentare dicendo che era ora: il vino rosè, in tutte le sue versioni è il vino versatile per antonomasia. L’associarlo ad un gusto “da donna” (e non solo per il colore) non è, in fondo, banale o sbagliato: come l’universo femminile, quello dei vini rosati è complesso, ricercato, composto da particolari armonie ed equilibri, ricco di nuance, sfumature e, soprattutto versioni. I rosè per essere apprezzati veramente richiedono un naso ed un palato pronti e consapevoli, poichè pur presentandosi con un aspetto delicato, quasi ritroso, in realtà nascondono un mondo molto variegato, tutto da scoprire. Di fatto in Italia si producono ottimi rosè per tutti i gusti e tutte le occasioni: il vino rosato può essere leggero, semplice, di pronta beva, ma anche profondo e strutturato; ci sono rosati perfetti per accompagnare un aperitivo estivo informale, o altri ottimi in abbinamento ad una importante cena sostanziosa. È inoltre il vino tipico della tradizione mediterranea, estremamente godibile nelle calde giornate estive, ma anche apprezzabile tutto l’anno.

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Altra caratteristica vincente dei rosati è il fatto di essere prodotti, con un trend di crescente qualità, proprio in tutte le regioni del nostro bel paese: non solo nelle zone tradizionalmente note per tale produzione (quali, ad esempio, la Puglia, l’Abruzzo, il Veneto o l’Alto Adige), ma anche in tutto il resto d’Italia, con risultati di grandissima qualità alle volte inaspettati. L’ovvia conseguenza è, per il consumatore, di poter attingere e scegliere tra una varietà davvero incredibile di prodotti d’eccellenza.

Prima di descrivere gli assaggi che ho apprezzato di più nel corso della manifestazione, ci tengo molto a parlare anche degli ottimi banchi gastronomici presenti all’evento che, in abbinamento ai vini, hanno contribuito pienamente, con pennellate di gran gusto, a comporre il bellissimo quadro che è stato Bere Rosa 2019.

 

Optymum

Optymum

Optymum – https://optymum.it/

Appena arrivata a Bere Rosa sono stata subito attratta dagli ottimi prodotti di Optymum, un’azienda volta a proporre le eccellenze gastronomiche italiane artigianali, che oggi spesso rischiano “l’estinzione”.

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Questa organizzazione valorizza tali prodotti garantendone la comoda consegna, a temperatura controllata, direttamente al domicilio, con un servizio accurato e puntuale ed offre anche un servizio di catering di pari qualità. Sorprende che una tale vocazione a preservare l’enogastronomia di qualità, tradizionale ed antica del nostro paese, sia nata da un’idea di un giovanissimo imprenditore di soli 26 anni, Gianluca Saccente!

Gianluca Saccente

Gianluca Saccente

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Una vocazione nata molto presto ed a tal proposito Gianluca racconta che la sua passione prese piede a 15 anni, quando, per la prima volta, decise di fare il formaggio. Fu subito amore. Una passione travolgente chelo portò ad accumulare, nel corso degli anni, oltre 250 ricette differenti. Una passione a cui Gianluca ha dedicato anima e corpo e per cui ha fatto tanti sacrifici. Il giovane imprenditore mi ha poi raccontato di aver ben presto capito di voler diventare in maniera determinata un imprenditore della gastronomia di qualità, nonostante provenga da una famiglia che non si occupava minimamente del settore e che, a parte gli iniziali dubbi e timori, oggi lo appoggia pienamente (mamma, papà e sorella erano attivamente presenti al banco!). Proprio da tale determinazione è nata Optymum, che Gianluca ha creato quale “cavaliere del buongusto”, con una valenza non solo economica ma anche “morale”, al fine di diffondere e condividere la piccola produzione gastronomica artigianale di alta qualità.

 

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Caffè Fratelli Milano – https://www.facebook.com/Fratelli-Milano-Caff%C3%A8-489209327767469/

Un’altra bella storia da raccontare e da “gustare”, che ho ascoltato in un altro banco gastronomico direttamente dai produttori, è stata quella del Caffè Fratelli Milano, un’azienda di Roma molto recente condotta da tre fratelli, giovani ed intraprendenti, che precedentemente lavoravano nel settore per una grande e nota azienda di caffè.

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I tre fratelli hanno voluto incanalare tutta la loro pregressa competenza, relativa a questa bevanda, il cui consumo è divenuto ormai indispensabile in Italia e nel mondo, in una nuova avvincente avventura: dal mese di maggio, infatti, è nata la loro torrefazione (l’unica artigianale della capitale), che si presenta come un progetto davvero ambizioso, per in quale i tre fratelli hanno, con sacrificio, speso tanto lavoro, esperienza e tenacia.

 

Gli altri due ottimi e noti banchi gastronomici presenti che vi voglio proporre:

– Meglio Fresco Bistrò –https://www.megliofresco.it/, una location nella capitale dove bere vino, mangiare pesce fresco, frutti di mare, crostacei di stagione e divertisi, sempre all’insegna dell’eco-sostenibilità ambientale.

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– Il Maritozzo Rosso – http://www.ilmaritozzorosso.com/ (che non ha bisogno di presentazioni!), un piccolo e famoso ristorante/laboratorio di cucina di Roma, che propone il maritozzo romano con ripieni anche salati ed abbinamenti gourmet.

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Per quanto riguarda i tantissimi ottimi vini rosati presenti in degustazione, inizio parlando di quelli della Puglia, che è stata molto presente a Bere Rosa. Non è certo una sorpresa, visto che nel ‘tacco d’Italia’ si produce la maggior parte del vino rosato nazionale, visto anche il legame, antico e tradizionale, che questa regione ha con questa tipologia di vino: il primo rosato imbottigliato in Italia nasce infatti nel ’43 proprio in Puglia, a Salice Salentino (il Five Roses di Leone de Castris, ancora oggi tra i più noti e consumati rosati italiani).

 

 

Salvatore Mazzotta – http://www.salvatoremazzotta.it/

Tra le tante eccellenti aziende pugliesi che presentavano i propri vini, mi ha colpito quella di Salvatore Mazzotta, il giovanissimo titolare dell’omonima cantina che, assieme alla sorella Chiara, mi ha raccontato la storia di un’azienda dalle radici antiche, nata circa un secolo fa e tramandata sapientemente di padre in figlio, in cui si produceva vino per la famiglia, gli amici, il paese.

Salvatore e Chiara Mazzotta

Salvatore e Chiara Mazzotta

Salvatore ha preso in mano la cantina e ha voluto realizzare il sogno di produrre un vino di alta qualità, più contemporaneo e raffinato rispetto al passato: Atipico, prodotto da uve Negramaro, è proprio uno dei prodotti su cui punta tanto e che è alla sua prima annata di produzione. E’stato bello leggere nelle parole e negli occhi di questo giovane l’emozione, la speranza, la passione per il suo progetto.

 

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Atipico 2018

Uve Negroamaro 100%; la vendemmia viene effettuata alle prime ore della mattina. In cantina l’uva, diraspata, pressata e raffreddata, subisce una macerazione di 2 ore e mezzo circa; il mosto, chiarificato, fermenta con lieviti selezionati a bassa temperatura per preservare al meglio i profumi; affina in acciaio inox per 5-6 mesi.

Netto colore buccia di cipolla, molto luminoso e consistente. Al naso è intenso, tipico e presenta un corredo classico e fine di amarena e prugna fresche, lieve violetta e carruba, su un finale leggermente speziato. Sorprende soprattutto al palato, per l’ottima struttura ed equilibrio tra la bella spalla acida e la componente glicerica, per la pulizia ed il finale lungo, che non ti aspetteresti da un rosato alla sua prima annata!

 

Varvaglione – https://varvaglione.com/

Rimanendo sempre in Puglia, dopo aver parlato ,di una piccola azienda neonata, voglio raccontare i due rosati di un’azienda ormai diventata un colosso produttivo dai grandi numeri: Varvaglione, nata negli anni venti, gestita oggi da Cosimo, enologo dell’azienda e pater familias, da Marzia, che si occupa della comunicazione del marketing e del management, dalla futura enologa Francesca e da Angelo, l’unico giovane figlio maschio.

Francesca, Marzia, Cosimo, Maria Teresa ed Angelo Varvaglione

Francesca, Marzia, Cosimo, Maria Teresa ed Angelo Varvaglione

Cresciuta in via esponenziale negli anni, oggi Varvaglione vanta 150 ettari di vigne ed una produzione di circa 4 milioni di bottiglie (grazie anche all’impressionante sviluppo e risonanza, anche internazionale, ottenuto da una regione di eccellenze come la Puglia). L’85 per cento della produzione di Varvaglione è destinato all’estero, ma anche in Italia è importante la forte presenza in piazze fondamentali come Roma e Milano. In azienda si cura soprattutto in vigna la qualità dei vini, con una selezione scrupolosa delle uve, oculate scelte vendemmiali, a cui segue un controllo meticoloso dei processi di vinificazione ed una costante ricerca nelle tecniche di cantina. Notevole anche l’etichettatura, che richiama per ogni vino un determinato stile, fresco e decisamente vincente nel mercato estero.

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Rosato del Salento Moi 2018

Uve 100% Negroamaro; vengono macerate per 12-16 ore a temperatura di circa 20°C; dopo la pressatura, il mosto ottenuto fermenta in contenitori in acciaio a temperatura controllata di 14°-16°C ed affina, sempre in acciaio, con sospensione periodica delle fecce.

Vino molto piacevole, dal colore rosa salmone netto e brillante. Il suo profumo è fine, delicato, fresco e gradevole: ricorda la ciliegia,il lampone ed il melograno ancora freschi, poi la rosa fresca e la buccia di mandorla. Al gusto è morbido, sapido ed asciutto, fresco e leggermente tannico; giustamente persistente e lungo nel finale, lascia un palato pulito dall’ottimo sapore .

 

Parlando di rosati italiani non si può non parlare dei noti cerasuoli d’Abruzzo, prodotti con il vitigno Montepulciano nel contesto della omonima DOC (Cerasuolo d’Abruzzo DOC), raccolte a piena maturazione, con una breve macerazione pellicolare di poche ore per regalare al vino il suo famoso colore. Nel bicchiere infatti si riconosce immediatamente dagli altri (come da quelli del Salento) per il suo colore ciliegia netto (detta in dialetto abruzzese Cirici, Cirice o Cirasce), da cui il nome Cerasuolo,. Molto interessante la storia di successo di questo vino: destinato originariamente quasi unicamente al consumo nelle tavole delle famiglie contadine, ritenuto un prodotto di qualità ed importanza inferiori rispetto al vino rosso Montepulciano d’Abruzzo, ha guadagnato sorprendentemente lustro nel corso degli anni. Dalla vendemmia 2010, infatti, il Cerasuolo d’Abruzzo è diventata l’unica Doc italiana esclusivamente “in rosa” e, nella versione Superiore (che prevede una minore resa per ettaro, parametri analitici più elevati e lo slittamento a marzo del periodo di commercializzazione), un vino capace di essere complesso e longevo.

 

Cantina Tollo – https://www.cantinatollo.it/

E’ una grande cantina sociale da 13 milioni di bottiglie prodotte, più di 3000 ettari vitati e quasi 800 soci, i cui vigneti si estendono, nella provincia di Chieti, dal mare alla montagna, con caratteristiche microclimatiche differenti che conferiscono ai vini caratteristiche personali ed uniche.

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Numeri così importanti non devono comunque far necessariamente pensare a prodotti di bassa qualità: questa cantina è infatti crescuta garantendo qualità e salvaguardia del territorio, con particolare attenzione alla produzione in regime biologico. Cantina Tollo offre, inoltre, l’intera gamma dei vini abruzzesi, garantendo un eccellente rapporto qualità/prezzo al consumatore, che non è una cosa di poco conto.

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Dop Cerasuolo D’Abruzzo ‘Hedòs 2018

Uve 100% Montepulciano; subiscono una macerazione a freddo del pigiato per 24 ore, pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata in serbatoi di acciaio inox.

Vino più impegnativo ed opulento dei precedenti, dal colore rosa pelle di cipolla carico e brillante. Presenta un corredo olfattivo intenso e vario, in cui si percepiscono immediate marasche e fragoline di bosco, seguite dalle classiche note floreali, soprattutto di rosa, seguite a sorpresa da una precisa speziatura di chiodo di garofano e pepe.

Al palato ha un corpo fuori dal comune per un rosè: è caldo, morbido, leggermente tannico, armonico e ben fatto, grazie anche alla ben presente spalla acida; lungo e fine nel finale, predisposto anche per un buon invecchiamento.

 

Feudo Antico – https://www.feudoantico.it/

Mi piace proporre, dopo il colosso Cantina Tollo, questa realtà infinitamente più piccola, che proprio da una “defezione” da quella grande azienda nasce. Feudo Antico si trova a Tollo, in provincia di Chieti, territorio in cui si trova, dal 2009 (nata quasi in contemporanea con la creazione dell’azienda), una delle più piccole denominazioni d’Italia: la Dop Tullum. Questa dop territoriale dell’Abruzzo è nata per valorizzare le specificità di un territorio da sempre vocato ed ha, proprio per ottenere tale valorizzazione, rigidi parametri produttivi.

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L’azienda possiede 15 ettari vitati, rigorosamente composti da varietà locali. Feudo Antico riunisce 20 soci, ed è condotta dal giovane Andrea Di Fabio. Nei vigneti viene applicata una rigida disciplina, ottenendo rese limitate e sempre attuando tecniche di viticoltura a basso impatto ambientale. I vigneti sono stati selezionati da mappali storici del territorio e sono tutti in fase di riconversione biologica. L’obiettivo è quello di rendere la viticoltura capace di proteggere ambienti fragili e di offrire alla comunità locale il decollo della piccola Doc Tullum.

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Dop Cerasuolo D’Abruzzo Biologico 2018

Uve 100% Montepulciano; subiscono una pressatura soffice, illimpidimento del mosto e fermentazione ad una temperatura controllata di 16°C; affina per circa 3 mesi sui lieviti in serbatoi di acciaio inox .

Vino che ho trovato davvero molto interessante, dal colore rosa netto e brillante. Al naso presenta la classica base di piccoli frutti rossi, su un registro abbastanza dolce, con note nette di fragola e lampone, ma condite da uno spuzzo di agrume; a cui seguono note floreali evidenti di rosa; ti sorprende per un lieve soffio di pietra focaia finale. In bocca ha finezza, personalità e struttura: è nervoso ma armonico, appaga il palato e stimola la salivazione con la sua ottima verve acida; chiude decisamente lungo e pulitissimo. Ottimo, tra i più equilibrati della serata.

Purtroppo non mi è possibile parlare di tutti i magnifici vini assaggiati e raccontare le storie di tutte le aziende e di tutte le persone che li hanno creati (e che sono state le vere protagoniste dell’evento!), per evitare di scrivere un articolo infinito.

Lascerò dunque parlare, al mio posto, le immagini che ho scattato nel corso della serata, sperando di dare anche un mio piccolo contributo, per favorire il consumo dei nostri ottimi rosati italiani, durante questa estate e ma anche nel corso di tutto l’anno; anzi, per tutti gli anni a venire!

 

https://www.cantinespelonga.com/

Marilina Nappi

Marilina Nappi

Rosato Marilina 2018

Rosato Marilina 2018

http://www.darapri.it/

Brut Rosè Metodo Classico

Brut Rosè Metodo Classico

https://www.facebook.com/vignedelpatrimonio/

 

 

I titolari Rosa e Michele Capece

I titolari Rosa e Michele Capece

Brut Rosè Ala Rosa

Brut Rosè Ala Rosa

 

http://www.muscaritomajoli.it/

Marco Muscari Tomajoli

Marco Muscari Tomajoli

Rosato da Montepulciano Velca 2018

Rosato da Montepulciano Velca 2018

http://www.casasetaro.it/

Lacrima Christi del Vesuvio Doc Rosato 2018

Lacrima Christi del Vesuvio Doc Rosato 2018

http://www.montecapponevini.it/

Marche Rosato 2018

Marche Rosato 2018

 

https://www.lun.it/it/

ADoc Alto Adige Lagrein  Rosè 2018

ADoc Alto Adige Lagrein Rosè 2018

Articolo di Saula Giusto


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Eventi Cool · Vino e Altro
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